UNA NOTTE A CASTELLO
Per le vie del borgo la gente si affaccendava per la festa che sarebbe iniziata di li a poco, i vicoli profumavano già di frutta di tutti i tipi che dava l'illusione di una giornata più fresca, ma il sole, in realtà non faceva sconti e i primi visitatori si affannavano alla ricerca di bevande fresche. Io bevevo birra ghiacciata. Mentre la sognante melodia delle ghironde iniziava a fondersi con i minacciosi ritmi dei tamburi percossi con bellica foga, mi sedetti a guardare il crescente via vai sotto le fronde di una quercia secolare e intanto ripensavo a quella leggenda di cui avevo letto più volte. Il castello era sopra di me, imperiosamente, maestosamente e tetralmente bello. Mi ridestai dai miei pensieri e dopo aver salito ripide e strette scalinate, presi possesso della mia camera, completamente fradicio di sudore. Un enorme alloggio punteggiato da quadri dei nobili che l'avevano abitato e da mobili in cui i tarli ormai avevano fondato il loro impero mentre due inginocchiatoi facevano da sentinella al letto. In un cassettone un vecchio libro, rilegato elegantemente, raccontava la storia del castello. Ispezionai il resto della stanza e con mio sommo piacere vidi una doccia posta sopra una vasca in marmo che ad occhio e croce valeva più della mia macchina. L'acqua fredda che ne fuoriusciva era un toccasana in una giornata cosi torrida. Ancora bagnato dalla doccia mi sdraiai sul letto, sul soffitto, completamente spoglio e bianco, campeggiava un inquietante stemma, credo raffigurante il casato dei Malaspina, ma del fantasma di Bianca Maria Aloisa non ne sentivo la presenza e allora il sonno prese il sopravvento e mi addormentai spossato dalla calura e dalle birre con le quali avevo tentato invano di combatterla. Dopo non so quanto mi risvegliai di soprassalto, dalla finestra, che dava ad est, si insinuavano le urla dei saltimbanchi. La luce era cambiata, era meno accecante, ma faceva ancora caldo. Mi feci la terza doccia ghiacciata e baldanzoso scesi per strada. La festa incalzava. C'era chi mangiava sbrodolanti panini e chi beveva, avido, da bicchieri colmi di idromele ed altri intrugli pseudo medievali mentre i giocolieri facevano i loro spettacoli, io mi rifugiai nell'ennesima birra ghiacciata. All'ora di cena mi concessi del coniglio fritto con fiori di zucca altrettanto ricoperti da panella, la cameriera, forse in contatto con il mio dottore, decise di non portarmi il vino che avevo ordinato e che l'acqua, nemmeno troppo fredda, era più che sufficiente. Pagai ed uscii con l'intento di portare a casa gli ultimi scatti della giornata, ma tutto fu vano la mente era già proiettata alla nottata che avrei passato. Lo scenario, e soprattutto l'atmosfera, del castello erano totalmente cambiati. Le scale rimanevano ripide ed impegnative, ma gli androni e le stanze erano completamente immersi nel buio e a rischiarare il passaggio c'erano solo dei lumini che davano la sensazione di trovarsi davvero in un altra epoca. Mi avventurai tra i saloni completamente estasiato da tanta bellezza. Un tramonto scarlatto faceva capolino dalle finestre. Durante la notte, nonostante il mio sonno non fosse dei più tranquilli, non successe niente. Il mattino seguente fui svegliato dall'allegro cinguettio delle rondini che roteavano intorno alla torre, nella camera tutto era come la sera prima. Mi caricai lo zaino sulle spalle e mi diressi verso il terrazzino dove era pronta la colazione, non prima però di riempirmi gli occhi con la bellezza di quell'antica dimora. La colazione era squisita. Salutai la ragazza della reception e gli altri partecipanti alla colazione e mi diressi verso la macchina che inesorabilmente mi avrebbe riportato alla grama vita di sempre. Uscito mi voltai per un ultima occhiata a quel castello di cui tanto sapevo, fu allora che la vidi o almeno è cosi che mi piace pensare. Era li, in piedi, aveva un sorriso triste e mi guardava. Accennai un saluto, ma svanì nel nulla come dal nulla era apparsa. Per un attimo rimasi confuso, poi mi tornò in mente un vecchio motto Templare: "Nessuno può conquistare il Graal, se non colui che in Cielo è conosciuto e al Graal predestinato". Ripresi il cammino, mi aspettava la solita vita di sempre, ma almeno un sogno l'avevo vissuto...
